N - GALLERIA DEI PRESIDENTI






3^ PARTE
I PRESIDENTI REGIONALI

Presidenti

Nob. Guido Della Valle gennaio 1910 - 30 ottobre 1910
Leone Vicenzi30 ottobre 1910 - estate 1911
Cav. uff. dr. Francesco Müller (*) autunno 1911 - 25 maggio 1913
Leone Vicenzi28 gennaio 1913 - estate 1913
Cav. Alberto Masprone (*) estate 1913 - 8 settembre 1914
Rag. Giuseppe Valenzini (*)8 settembre 1914 - estate 1915
Prof. Luigi Casini21 novembre 1915 - autunno 1916
Cesare Gibelli (§) 5 luglio 1919 - 2 settembre 1921
Rag. Angelo Orlandi 2 settembre 1921 - 26 novembre 1921
Prof. Luigi Pasquinelli25 marzo 1922 - 14 settembre 1922
M° Giuseppe Zanetti 14 settembre 1922 - 19 dicembre 1925
Prof. Luigi Pasquinelli 19 dicembre 1925 - 24 gennaio 1934
Rag. Carlo Mazzantini 24 gennaio 1934 - aprile 1945
Prof. Luigi Pasquinelli21 luglio 1945 - 20 agosto 1946
Avv. Renzo Lodi20 agosto 1946 - 30 agosto 1952
M° Gustavo Zini30 agosto 1952 - 10 ottobre 1958
M° Gustavo Zini26 luglio 1959 - 17 giugno 1985
Arch. Alberto Mambelli28 settembre 1985 - 29 giugno 1999
Cav. Marco Campomori
Dr. Maurizio Minetti
15 luglio 2000 - 5 agosto 2001
6 ottobre 2001 - (in carica)

(*) Presidenti del “Comitato Regionale Veneto - Emiliano”.
(§) Cesare Gibelli fu inoltre Commissario della “Direzione Regionale per l’Emilia” - Confederazione Calcistica
Italiana (C.C.I.) dal settembre 1921, poi Direttore da fine novembre 1921 al giugno 1922, nel campionato della
scissione federale.

Commissari e Reggenti


Ten.dr. Luigi Saverio Bertazzoni autunno 1916 - autunno 1917
Prof. Luigi Casini27 aprile 1919 - 5 luglio 1919
Rag. Angelo Orlandi 26 novembre 1921 - 8 dicembre 1921
Prof. Luigi Pasquinelli 8 dicembre 1921 - 25 marzo 1922
Pasquinelli - Bernardi - Galeati (*)11 maggio 1945 - 21 luglio 1945
Gesù Martelli 10 ottobre 1958 - 26 luglio 1959
Arch. Alberto Mambelli (*) 22 agosto 1985 - 28 settembre 1985
Dr. Vincenzo Ghidini (*) 7 febbraio 1995 - 20 maggio 1995
Cav. Marco Campomori (*)
Dr. Murizio Minetti (*)
29 giugno 1999 - 15 luglio 2000
8 agosto 2001 - 6 ottobre 2001

(*) Reggenti; dove non indicato si tratta di Commissari.


Galleria dei Presidenti
Profili biografici di tutti i Presidenti regionali emiliano-romagnoli



Guido Della Valle
(n. a Bologna 31 maggio 1894 - m. ivi 21 ottobre 1915)

Vero pioniere sportivo, iniziò la pratica calcistica nella squadra “Allievi” del Vicenza, intorno al 1908, per poi tornare a Bologna dove, pur giovanissimo, nell’ottobre 1909 fu nel gruppo dei venticinque fondatori della società rossoblù, ricoprendovi inizialmente le cariche di vice-presidente e di segretario. Dal 1910 al 1914 giocò come centromediano nel Bologna, negli anni in cui preparavano la loro entrata in squadra anche i due più giovani fratelli Mario e Giuseppe, quest’ultimo poi colonna della squadra felsinea e centravanti azzurro negli anni ’20. All’inizio del 1910 Guido Della Valle fu designato con Emilio Arnstein a rappresentare il Bologna F.C. nel costituendo Comitato Regionale Emiliano. Non sappiamo perché la scelta per la presidenza cadde proprio su di lui, così come è senza dubbio insolito che il presidente del Comitato fosse un giovanetto poco più che quindicenne, per quanto sportivamente precoce. In realtà la carica era quasi simbolica, non risultando tra l’altro nemmeno una sua partecipazione alle riunioni del Consiglio Federale della F.I.G.C. cui pure aveva diritto come consigliere. D’altra parte il suo incarico, sulla carta di durata annuale, sarebbe terminato di fatto con il campionato emiliano stesso che si esaurì in un solo giorno. A Guido Della Valle resta in ogni caso l’onore di essere stato il primo presidente del Comitato Regionale Emiliano ed il più giovane in assoluto di tutta la sua storia. La vita gli riservò uno sfortunato epilogo. Nonostante fosse giudicato una vera promessa calcistica, nel 1914 si trasferì per ragioni di studio a Torino, poi sulle orme del padre che era ufficiale di carriera dell’Esercito si arruolò all’Accademia di Artiglieria da cui uscì con il grado di sottotenente. Ma, contro le sue aspirazioni, non potè prendere parte attivamente alla guerra in cui nel frattempo era intervenuta anche l’Italia: Della Valle fu colpito da una malattia incurabile che nel 1915 lo portò alla morte entro alcuni mesi, a soli ventun’anni. All’interno del campo “Sterlino” una lapide posta dal Bologna F.C. portò impresso il nome di Guido Della Valle e degli altri atleti rossoblù periti nella Grande Guerra, fino alla demolizione del vecchio impianto sportivo bolognese avvenuta nel 1969.


Leone Vicenzi
(n. a Bologna 27 luglio 1887 - m. ivi 30 giugno 1953)


Come Guido Della Valle, anche Leone Vicenzi faceva parte dei venticinque Soci fondatori del Bologna F.C. nel 1909. Fu inoltre tra i primi arbitri federali emiliani, essendo già nei quadri effettivi fin dal 1912, preceduto probabilmente dal solo Emilio Arnstein.
Vicenzi fu nominato una prima volta presidente del Comitato Regionale Emiliano il 30 ottobre 1910 nell'Assemblea Generale delle F.I.G.C., come previsto dallo Statuto dell'epoca, rimanendo in carica per la stagione 1910-1911. Stimato per competenza e volontà, meno di tre anni dopo (28 gennaio 1913) fu nuovamente chiamato alla presidenza emiliana ed incaricato di organizzare i campionati nella nostra regione, dove lo sviluppo del football continuava a presentarsi ancora piuttosto incerto. Portato a termine il compito, si ritirò dall'incarico probabilmente per l'eccessivo impegno che il ruolo richiedeva, senza più ricomparire sulla scena sportiva.


Luigi Casini
(n. a Bazzano (BO) 2 marzo 1876 - m. a Rovigo 24 aprile 1967)

Nonostante il prof. Luigi Casini abbia avuto un ruolo marginale nelle vicende proprie del Comitato Regionale Emiliano, pure la sua vita straordinariamente piena ed intensa nonché la lunghissima militanza sportiva meritano di essere ricordate nel modo più ampio. Laureatosi in lettere nel 1904 all’Università di Bologna, dove fu anche allievo di Giosuè Carducci, divenne nello stesso anno professore al R° Istituto Tecnico “Jacopo Barozzi” di Modena, e successivamente di altri Enti scolastici modenesi fino al 1941, poi dal 1942 al 1952 preside in Istituti non governativi della provincia. Nel 1913 ricevette il Cavalierato dell’Ordine della Corona d’Italia. Membro della “R. Deputazione di Storia Patria” dal 1905 fino alla morte, autore di alcuni scritti e saggi sulla storia italiana, nel 1955 il Ministero della Pubblica Istruzione gli conferì il Diploma di Benemerenza della Cultura e dell’Arte per la sua dedizione all’attività didattica. Ricoprì inoltre una moltitudine di incarichi di responsabilità amministrativa o direttiva in svariati enti civili quali università, patronati, consigli comunali, ecc. Alla passione letteraria unì quella per lo sport, nata negli anni dei suoi studi ginnasiali (1890-95) a Pisa e a Roma. Limpida figura di vero pioniere e grande animatore sportivo in Emilia, Luigi Casini fu tra gli attuatori della fusione tra Audax e Associazione Studentesca da cui nel 1912 nacque il Modena F.C., sodalizio al quale rimase legato come socio e consigliere per tutta la vita. Nel novembre 1915, allo scopo di mantenere attivo il gioco del calcio anche negli anni di guerra, promosse insieme ad altri sportivi la ripresa del Comitato Regionale Emiliano, che presiedette e gestì per la stagione 1915-16, dopo la quale cedette i poteri ad un Commissario. La Federazione ricorse nuovamente al prof. Casini pochi mesi dopo la fine del conflitto, nominandolo “Commissario Regionale per l’Emilia” (27 aprile 1919) fino all’elezione del nuovo C.R.E., avvenuta il 5 luglio seguente. All’Assemblea generale di Torino del 4 luglio 1920, primo emiliano con Cesare Gibelli, fu eletto Consigliere Federale, carica che dovette lasciare dopo appena un mese e mezzo (19 settembre) avendo il C.F. in blocco presentato le dimissioni per scongiurare il distacco delle società piemontesi e liguri riunitesi in una nuova Lega, la “L.I.G.C.”. Per il 1920-21 fu comunque segretario della Commissione per il Riordinamento dello Statuto Federale e del Regolamento Organico. Sopravvenuta poi nel 1921 la secessione delle squadre maggiori, il Modena abbandonò la Federazione per disputare il campionato confederale, e Casini fu eletto consigliere della C.C.I. per il 1921-22. Dopo la riunificazione, nel 1922-23, 1923-24 e 1924-25 fu vice-presidente della F.I.G.C.- Lega Nord, ma si allontanò dall’ambiente calcistico federale a partire dal 1925, rimanendone separato per vent’anni. Si accontentò in questo periodo di dirigere il Consiglio Direttivo della nota Società Ginnica Panaro, dove era entrato da vice-presidente l’11 novembre 1924 e che presiedette dal 16 dicembre 1925 al 13 dicembre 1927. Inoltre seguì sempre da vicino come dirigente gli interessi sportivi del Modena Calcio. In realtà il professore collaborò ancora in via ufficiosa con la F.I.G.C. in occasione del varo delle nuove Carte Federali nel 1934, ma è un fatto che durante il “ventennio” Casini venne ingiustamente emarginato dalla Federazione, forse per alcuni trascorsi politici sfavorevoli al regime. Non fu un caso quindi che nell’agosto 1945 Luigi Pasquinelli, appena eletto presidente della Lega Regionale Emiliana, lo invitasse a riallacciare i rapporti con la Federazione almeno per favorire la ripresa post-bellica del calcio a Modena e provincia. Casini divenne poi dirigente del Finale Emilia, il che gli valse nel 1946 l’elezione (due stagioni) a Consigliere Federale per la Serie C ed il definitivo ritorno nell’ambito direttivo calcistico nazionale. Nel corso delle manifestazioni indette per il cinquantenario della F.I.G.C., Luigi Casini ricevette il Distintivo di Pioniere del Giuoco del Calcio, onoreficenza sportiva assegnata a coloro i quali avevano dato un rilevante contributo allo sviluppo del calcio in Italia nel periodo 1898-1914 (maggiori dettagli sono forniti in altra parte di questo capitolo).
Il 31 ottobre 1948 fu nominato presidente della Commissione per le Carte Federali, incarico ricoperto fino all’attuazione del “lodo Barassi” nel 1952; dal 1952-53 al 1956-57 invece, come rappresentante del Modena Calcio, fu delegato per la Serie B alla Lega Nazionale. Avendo così raggiunto la rispettabile età di 81 anni, il 12 settembre 1957 la Federazione lo nominò Consigliere Nazionale a Vita, poi (17 ottobre 1959) Dirigente Benemerito. Nel marzo 1967 il Comitato Olimpico Nazionale Italiano gli assegnò la “Stella d’Oro al Merito Sportivo”, mentre subito dopo la sua scomparsa la Sezione Arbitri “Otello Ascari” di Modena istituì, parallelamente al premio arbitrale “Florindo Longagnani”, anche il premio “Prof. Luigi Casini”, da assegnarsi per venti anni a personalità del calcio italiano particolarmente distintesi (fra i premiati vi furono Franco Carraro, Ottorino Barassi, Artemio Franchi, eccetera). Infine il Comune di Modena ha intitolato all’illustre figura di Luigi Casini un centro polisportivo inaugurato il 9 novembre 1991.

Cesare Gibelli
(n. a Bologna 18 dicembre 1887 - m. ivi 26 agosto 1956)

Di famiglia agiata, si distinse per mecenatismo sportivo fin dagli anni precedenti la prima guerra mondiale, seguendo oltre al calcio anche il pugilato ed il ciclismo, promotore e finanziatore di numerose coppe e trofei in tutti e tre gli sport. Diventato nel 1914 vice-presidente del Bologna F.C., fu acclamato a capo del risorto Comitato Regionale Emiliano nella già ricordata assemblea del 5 luglio 1919. Cesare Gibelli aveva frattanto avviato la rinascita del calcio bolognese dalle ceneri del dopoguerra, insieme ad Alessandro Oppi ed altri sportivi; in questo quadro concorse con il presidente del Bologna, Cesare Medica, al finanziamento per l’acquisto e l’ampliamento del campo dello “Sterlino” da parte del club petroniano. Gibelli fu in effetti il primo vero presidente del nostro Comitato, nonché il primo esponente emiliano insieme al prof. Casini a rappresentare la nostra regione in Consiglio Nazionale, dove era stato eletto il 4 luglio 1920 durante l’Assemblea generale della F.I.G.C. a Torino (per la vicenda del tentativo di scissione della “L.I.G.C.” dovette però dare le dimissioni il 19 settembre dello stesso 1920). Rappresentando poi il Bologna all’Assemblea del 23 e 24 luglio 1921, Gibelli aveva ufficialmente proposto un dettagliato progetto di riforma dei campionati che, se accettato, avrebbe potuto evitare lo scisma, ma che invece fu respinto. Schieratosi con le società dissidenti della C.C.I., fu perciò impossibilitato a mantenere la presidenza del C.R.E.; costituì invece e diresse per conto della C.C.I. la “Direzione Regionale per l’Emilia”, dove ebbe come segretario Giuseppe Zanetti fino alla riunificazione della Federazione. Durante lo stesso 1921-22 fu inoltre consigliere di Lega Nord presso la C.C.I.
Nel 1922, dopo essere stato per qualche tempo “addetto alle relazioni esterne” del Bologna F.C. (novità assoluta per una società calcistica, forse fu il primo in Italia) lasciò i rossoblù per passare ad una nuova società felsinea, la Juventus F.C., della quale fu presidente per tre anni. Fu infine chiamato alla presidenza del Comitato Provinciale U.L.I.C. di Bologna dal 25 maggio al 28 luglio 1925, data in cui diede le dimissioni, scomparendo così dalla scena sportiva ufficiale.


Angelo Orlandi
(n. a Malalbergo (BO) 4 gennaio 1890 - m. a Bologna 24 aprile 1956)


Ragioniere di professione ed agente assicurativo di una conosciuta compagnia francese, giunse ai vertici del Comitato Regionale nel periodo più difficile che il calcio italiano avesse mai vissuto; e fu la più breve, ma anche la più burrascosa fra tutte le presidenze del C.R.E. Socio e supporter del Bologna F.C. nel 1919, era cognato del noto giornalista bolognese Nino Maggi, che per anni fu redattore sportivo del Resto del Carlino. Angelo Orlandi passò poi nel 1920 all’altro sodalizio calcistico petroniano, la Virtus G.S.B., come vice-segretario e co-responsabile della sezione calcio. Il 2 settembre 1921, poche settimane dopo la scissione avvenuta in seno alla F.I.G.C., Orlandi fu nominato presidente del C.R.E., ma l’esiguo numero di presenti a quell’assemblea (solo 14 clubs) rese il suo mandato ben poco rappresentativo, cosa che non mancherà di avere le più negative conseguenze.
Purtroppo il clima violento che regnava in quegli anni contaminò anche i campionati di calcio, e in un crescendo di riprovevoli episodi accaduti sia sui campi da gioco che fuori la situazione precipitò, dopo gli ennesimi “fattacci”, alla fine del mese di novembre 1921. Orlandi diede le dimissioni e due giorni dopo (26 novembre) la Presidenza Federale decretava addirittura lo scioglimento del Comitato Regionale, in considerazione del suo stato di ingovernabilità. Orlandi stesso ne fu nominato Commissario, ma resistette ben poco, tanto che il 6 dicembre si dimise nuovamente “per motivi di salute”. La Presidenza Federale passò così il timone regionale (8 dicembre) a Luigi Pasquinelli, che con sollievo di tutti, specialmente di Orlandi, in pochi giorni prese in mano con energia la situazione ristabilendo l’ordine e la legalità. Angelo Orlandi lasciò definitivamente gli incarichi sportivi nel corso del 1924, presumibilmente in seguito allo scioglimento della sezione calcio della sua società, la Virtus di Bologna; il suo breve passaggio nel mondo calcistico emiliano non lasciò tracce tangibili né particolari rimpianti.
Luigi Pasquinelli
(n. a Bologna 20 maggio 1899 - m. ivi 12 marzo 1964)

Iscrittosi giovanissimo all’Università, era allievo del famoso prof. Giacomo Ciamician quando fu richiamato alle armi (1918) per combattere sul monte Grappa gli ultimi mesi della Grande Guerra. Ripresi gli studi, appene ventunenne si laureò in Chimica e Merceologia, materie che insegnò per quasi quarant’anni all’Istituto Tecnico Commerciale “Pier Crescenzi” di Bologna ed all’Istituto Tecnico di Rovigo. Era sposato con Enedina Oriani, discendente del celebre poeta e scrittore romagnolo Alfredo Oriani; ebbe due figli, uno dei quali, Alberto, fu per molti anni docente all’Università di Bologna come Ordinario di “Filosofia della Scienza”.
Precoce e per molti versi fuori dall’ordinario la carriera sportiva di Luigi Pasquinelli; dedicò quasi cinquanta intensi anni della sua esistenza al calcio, ricoprendo complessivamente ben sedici incarichi e ruoli diversi, quasi tutti di alta responsabilità. Concordi le testimonianze di chi lo conobbe: univa rettitudine, preparazione e discrezione ad un’alacre operosità, doti che lo accompagnarono fin quando fu sorretto dalla salute fisica. Attratto dal calcio fin da giovanetto, socio del Bologna F.C. dal 1915 al 1921, aveva frequentato il corso arbitri appena sedicenne, ma causa lo scoppio della guerra non aveva potuto ottenere la tessera federale.


Divenne arbitro ufficialmente solo il 22 settembre 1919 nel primo corso tenutosi a Milano nel dopoguerra, e in sette anni diresse oltre 150 gare, circa la metà nella massima serie dell’epoca, tra cui una delle due finalissime del campionato 1921-22. Il 2 ottobre 1921 Pasquinelli, non approvando la secessione del Bologna passato tra le file dei dissidenti della C.C.I., diede le dimissioni da socio del sodalizio rossoblù e per poter continuare a fare l’arbitro in F.I.G.C., come richiesto dai regolamenti di allora, si associò alla piccola polisportiva felsinea Veloce Sport Reno. Fu poi nominato Commissario F.I.G.C. per l’Emilia l’8 dicembre 1921, in un momento difficilissimo per il nostro calcio, e quindi eletto presidente del ricostituito Comitato Regionale il 25 marzo 1922. Dopo essere stato consigliere di Lega Nord per il 1922-23, Pasquinelli diventò uno degli animatori e promotori del Comitato Provinciale U.L.I.C. a Bologna, in cui fu arbitro, presidente (dal 1923 al 25 marzo 1925) e vice-Commissario Tecnico. Tutto ciò non gli impedì di essere anche eletto (15 novembre 1923) alla presidenza del Sottocomitato Emiliano dell’Associazione Italiana Arbitri (A.I.A.), rimanendovi per una stagione. L’ottima fama guadagnata alla guida degli “uliciani” bolognesi gli valse il ritorno alla F.I.G.C. come presidente del Comitato Regionale Emiliano il 19 dicembre 1925, e poi la designazione alla presidenza del nuovo Direttorio Regionale il 10 agosto 1926, nonché la nomina di arbitro benemerito nel 1927. Essendosi tuttavia dimostrato politicamente “tiepido” nei confronti del regime fascista, fu estromesso dalla carica di presidente, approfittando di una sua temporanea indisponibilità per ragioni professionali nel gennaio 1934. Ma per la sua riconosciuta competenza tecnica fu ben presto riammesso tra le file della F.I.G.C., dove gli venne affidato (24 settembre 1935) il ruolo di “Ispettore Federale”, cui seguì (16 ottobre 1939) la nomina a presidente del Gruppo Arbitri bolognesi “Guido Sarto” che mantenne per ben sei anni. Fra l’altro conservò la qualifica di Commissario di Campo praticamente fino al suo ritiro definitivo negli anni ’60. Combattente anche nella seconda guerra mondiale come capitano di artiglieria sul fronte italo-francese, nell’immediato dopoguerra Luigi Pasquinelli ricostituì, unitamente a due noti arbitri bolognesi, il Comitato Regionale Emiliano di cui resse la presidenza fino al 20 agosto 1946. Caso unico e straordinario, dunque, nell’arco di un quarto di secolo si trovò a capo di Comitato, Direttorio e Lega Regionale, di volta in volta come presidente, commissario e reggente. Per i quindici anni successivi ricoprì incarichi federali ad alto livello: presidente della “Commissione di Appello Federale” (Lega Interregionale Centro) nel 1946-47, poi membro della C.A.F. nazionale per le quattro stagioni successive, ed ancora presidente della stessa C.A.F. nel 1951-52 e 1952-53, carica da cui diede le dimissioni per motivi professionali il 29 giugno 1953. Nel frattempo era stato dirigente e consigliere della S.G. Fortitudo di Bologna. L’11 settembre 1954 fu nominato componente della Commissione Arbitri Nazionale (C.A.N.) con funzioni di rappresentante della Lega Nazionale; dimissionario nel settembre 1956, il 13 settembre 1957 divenne presidente della Commissione per le Carte Federali (due stagioni), poi presidente della Commissione Giudicante (l’odierna figura del Giudice Sportivo) per la Serie C nei campionati 1959-60 e 1960-61. Ritiratosi nel 1961 dalla scena sportiva, si spense a Bologna nel 1964 dopo breve malattia.

Giuseppe Zanetti
(n. a Monte San Pietro (BO) 5 gennaio 1896 - m. a Roma 24 giugno 1957)

Grande appassionato di calcio fin dagli albori di questo sport, dopo una breve parentesi come giocatore divenne arbitro federale negli anni immediatamente successivi alla Grande Guerra. Iniziò nel frattempo un’attività giornalistica sportiva, che lasciò per diventare nel novembre 1921, anno della scissione calcistica, segretario della Direzione Regionale della C.C.I. L’anno dopo (1922) fu eletto presidente del riunificato Comitato Regionale Emiliano, entrando poi per la sola stagione 1923-24 anche nella Lega Nord della F.I.G.C. come consigliere. Fin dall’inizio il M° Zanetti godette presso le società emiliane di una stima quasi unanime ed in condizionata. Era consigliere nella sezione calcio della bolognese Virtus e, quando questa nel giugno 1924 fu coinvolta in un caso di illecito sportivo, Zanetti per correttezza diede le dimissioni (peraltro respinte) sia dal C.R.E. che dalla Lega Nord, sollecitando in sede federale un’inchiesta che accertasse anche l’eventuale suo coinvolgimento nella vicenda. Completamente scagionato da ogni responsabilità, riprese il suo posto di presidente, confermato poi anche dall’Assemblea emiliana del 7 settembre 1924.
Tuttavia l’inasprimento del clima di confronto, sopravvenuto l’anno successivo, gli fece affermare che avrebbe lasciato la presidenza regionale qualora non avesse avuto in assemblea l’appoggio di almeno quattro quinti dei clubs affiliati. Proprio sul finire del 1925 tale situazione parve concretarsi, ed il giorno 30 novembre Zanetti rassegnò le dimissioni, mantenute anche dopo che il Consiglio Direttivo emiliano le aveva respinte. Probabilmente però Zanetti era stato incoraggiato dalla prospettiva del suo passaggio, avvenuto in effetti il 2 agosto 1926, alla Segreteria del nuovo Direttorio Federale presieduto da Leandro Arpinati. Nel frattempo era stato incluso (dicembre 1925) con altri due “fischietti” bolognesi, Ermete Alfieri e Vittorio Ortali, in un triumvirato che per la stagione 1925-26 guidò il “Direttorio Provvisorio per l’Emilia” dell’Associazione Italiana Arbitri (A.I.A.). Nel 1927 infine Zanetti fu nominato arbitro benemerito.
L’avvento dell’appena trentenne Giuseppe Zanetti alla Segreteria Nazionale della F.I.G.C. nel 1926 fu salutato con soddisfazione da tutto l’ambiente calcistico, dichiarando poi lo stesso Presidente Federale Arpinati di averlo prescelto perché, tra l’altro, “non fascista” e “galantuomo”. Ma pur essendo state riconosciute in più occasioni le sue grandi qualità ed avendo perfettamente adempiuto ai suoi compiti nei sette anni di lavoro come Segretario - Cassiere della Federazione, dovette poi nel maggio 1933 seguire le sorti sportive del gerarca bolognese, estromesso da ogni carica ufficiale e messo praticamente al bando. Tutto fu fatto all’insaputa degli sportivi italiani, dato che nessun giornale riportò alcuna notizia in merito alla vicenda. Il posto rimasto vacante alla Segreteria Federale fu coperto soltanto tre mesi dopo con la nomina dell’ing. Ottorino Barassi.
Zanetti fu anche richiamato nell’esercito durante l’ultima guerra, inviato in Africa e, caduto prigioniero degli inglesi, passò parecchi mesi di prigionia in India. Tornato poi in patria, potè finalmente riprendere il mestiere di giornalista per i servizi sportivi del “Messaggero” a Roma. E qui la morte lo colse prematuramente nel 1957 a soli sessantuno anni. La sua eredità giornalistica fu raccolta dal figlio Gualtiero, per anni notissima figura di capo-redazione da Roma per la “Gazzetta dello Sport”, di cui fu anche direttore dal 1959 al 1973. Alla memoria del M° Giuseppe Zanetti furono intitolate le prime quindici edizioni del “Torneo delle Regioni”, l’importante manifestazione della Lega Nazionale Dilettanti che si svolge annualmente tra le rappresentative dei Comitati Regionali, istituita nel 1959 ed in seguito dedicata ad altri due grandi del calcio nazionale: Ottorino Barassi ed Artemio Franchi.


Carlo Mazzantini
(n. a Livorno 2 agosto 1899 - m. a Bologna 1. aprile 1966)

Toscano di origine, e fino ad oggi unico presidente regionale non emiliano-romagnolo, dopo gli studi di ragioneria si stabilì a Bologna negli anni ’20 per motivi professionali, come direttore del Mercato Ortofrutticolo. E’ assai probabile che, proprio nel periodo in cui la Presidenza della F.I.G.C. aveva sede a Bologna (1926-1929), egli abbia frequentato gli ambienti federali coltivandovi amicizie e rapporti, e forse svolgendo già qualche mansione minore. Tangibile prova della considerazione che presto si conquistò presso le gerarchie sportive fu la sua nomina, proposta direttamente dal Presidente della F.I.G.C. gen. Giorgio Vaccaro, all’importante carica di membro del Direttorio Federale il 24 agosto 1933. Durante i tredici mesi di permanenza nel D.F. svolse specialmente funzioni paragonabili a quelle degli odierni “inquisitori” dell’Ufficio Inchieste della Federazione, come indagini su vertenze tra tesserati e società, o anche sui rarissimi casi di corruzione (sua l’inchiesta per i fatti della gara di 1.a Divisione Sambenedettese - Foligno, la cui gravità in relazione ai tempi destò un certo scalpore).
A seguito dell’allontanamento del prof. Pasquinelli dalla presidenza emiliana, il 24 gennaio 1934 il rag. Carlo Mazzantini divenne presidente “incaricato” (ed effettivo qualche mese dopo) del Direttorio VII. Zona (Emilia). Il 18 settembre dello stesso 1934 passava, per rotazione delle cariche, dal Direttorio Federale al Direttorio Divisioni Superiori, ente preposto a dirigere i tre campionati maggiori (Serie A, B e C) e ad amministrarne la giustizia, con sede a Milano. Ne fu membro fino al 20 settembre 1938, data dopo la quale si dedicò esclusivamente alla presidenza del Direttorio della nostra regione.
Si può notare come Carlo Mazzantini per quasi cinque anni (1934-38) detenne contemporaneamente almeno due importanti incarichi dirigenziali, tra l’altro in sedi diverse, e questo a riprova della competenza dimostrata anche come capo del Direttorio VII. Zona: fu infatti l’artefice della ripresa dell’ente regionale emiliano, che al momento del suo arrivo attraversava un periodo assai poco florido. Egli ne trasformò la conduzione, fino ad allora poco più che “famigliare”, in quella di un vero organismo efficiente e corrispondente alle reali necessità dello sviluppo sportivo; assunse il primo impiegato stabile per la nuova sede di Bologna in “Sala Borsa”; portò nel Direttorio, traendoli dai ranghi arbitrali o da quelli della Sezione Propaganda, nuovi collaboratori dimostratisi così validi da poter continuare a svolgere il loro compito ininterrottamente anche nel dopoguerra. Mazzantini ebbe inoltre la non facile missione di guidare il Direttorio negli anni del secondo conflitto mondiale, dovendo affrontare problemi quali il richiamo alle armi di collaboratori (e l’impossibilità di sostituirli!), l’organizzazione dei tornei che per ordini superiori dovevano essere disputati anche se le società chiudevano i battenti una dopo l’altra, infine la ripresa dell’attività dopo gli eventi drammatici dell’estate 1943, per la disputa del “Campionato di Guerra” 1943-44. Il 5 gennaio 1944 Carlo Mazzantini fu chiamato a far parte della cosiddetta “Consulta Commissariale” della F.I.G.C. (poi divenuta “Consulta Federale”), più o meno l’equivalente del Direttorio Federale dell’anteguerra, creata a Milano per coadiuvare il “Reggente” della Federazione ricostituitasi nel Nord Italia nel novembre 1943. Dato l’evolversi della situazione bellica, la “Consulta” e lo stesso Direttorio della VII. Zona cessarono in pratica di funzionare nell’estate 1944. Quando nel maggio 1945, a Liberazione avvenuta, il prof. Pasquinelli costituì a Bologna il Comitato Provvisorio Emiliano, non vi fu alcun passaggio di consegne: il vecchio Direttorio si era semplicemente dissolto, sorpassato dagli eventi e dalla gran fretta di lasciarsi alle spalle vestigia e simboli di un passato che si voleva dimenticare. Ma a quel punto Carlo Mazzantini era già uscito definitivamente dalle scene sportive.

Renzo Lodi
(n. a Crevalcore (BO) 7 aprile 1900 - m. a Bologna 3 marzo 1985)

Precoce e brillante negli studi, iniziati a Modena e proseguiti a Bologna, conseguì la maturità classica in un solo biennio al Liceo “Galvani”, iscrivendosi poi alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo bolognese e laureandosi a pieni voti ad appena ventun’anni. Trasferitosi definitivamente a Bologna nel 1923, si dedicò subito alla professione di avvocato presso lo Studio del dr. Galeazzo Oviglio (futuro Ministro di Grazia e Giustizia), poi di altri legali sino alla metà degli anni ’30, quando vinse un concorso per Agente di Cambio presso le Borse Valori. Svolgerà questa attività professionale per quasi mezzo secolo, durante il quale assumerà anche la presidenza della Borsa Valori di Bologna dagli anni ’50 fino a poco prima della morte. Fu quasi certamente il suo insegnante di lettere al Liceo, il noto poeta e supporter del Bologna prof. Giuseppe Lipparini, del quale poi divenne amico, a trasmettere a Renzo Lodi la passione calcistica. Verso il 1930 Lodi entrò nel direttorio della Bologna Sportiva, sezione “Calcio” (dapprima consigliere, poi segretario), passando dopo qualche anno alla presidenza della sezione “Atletica Leggera”. La Bologna Sportiva era stata creata da Leandro Arpinati nel 1927-28 per raccogliere in un solo ente tutte le società bolognesi che praticavano varie discipline sportive (nove in totale), riducendole a “sezioni” di un unico sodalizio cittadino. Sul finire del 1933, in conseguenza dell’uscita di Leandro Arpinati dal partito fascista, fu necessario riorganizzare l’assetto ed il vertice della polisportiva bolognese, e la scelta delle gerarchie dell’epoca cadde proprio sull’avv. Renzo Lodi, probabilmente perché non aveva manifestato interesse allo scontro politico in atto (chi aveva apertamente solidarizzato con Arpinati fu allontanato dai posti di responsabilità). Pur mantenendo la direzione della sezione “Atletica Leggera Maschile e Femminile”, Lodi divenne così presidente della Bologna Sportiva il 26 gennaio 1934, anche se la sua conduzione non durò a lungo. Infatti la “polisportiva” aveva evidentemente fatto il suo tempo, e nell’aprile 1935 venne fusa con la Virtus, mentre la sezione “Calcio” tornò ad essere autonoma. Già da qualche mese, comunque, Renzo Lodi aveva trasmesso le consegne al nuovo commissario, dr. Baracchi; prima di cessare dalla carica, però, il presidente uscente aveva fatto in tempo a fare un passo assai importante. Trovatasi la sezione “Calcio” con il Consiglio Direttivo dimissionario al completo, l’avv. Lodi ne aveva chiamato alla reggenza (8 giugno 1934) un quadrumvirato di cui faceva parte anche il comm. Renato Dall’Ara, il quale entrava così ufficialmente per la prima volta nel club da lui poi guidato per i successivi trent’anni, fino alla conquista dell’ultimo titolo nel 1964. Per quanto di breve durata, il periodo dirigenziale nella Bologna Sportiva servì a Renzo Lodi per acquisire utile esperienza e salire nella considerazione degli Enti calcistici nazionali. Il 13 dicembre 1935 egli venne così nominato “Ispettore Federale” della F.I.G.C. In questo ambiente Lodi conobbe un altro “Ispettore” bolognese, il prof. Luigi Pasquinelli, l’amicizia con il quale diede i suoi frutti nell’immediato dopoguerra: il 20 agosto 1946 Pasquinelli in pratica gli trasmise l’incarico di presidente della nuova Lega Regionale Emiliana.
A Renzo Lodi spettò l’arduo compito della ricostruzione del nostro calcio regionale, che si rialzava faticosamente dalle rovine della guerra. Il suo talento nel trovare eccellenti collaboratori, dopo avere “scoperto” come si è visto un presidente “a vita” per il Bologna F.C., venne ulteriormente confermato nel 1952 quando indicò in Gustavo Zini il suo successo re. In quel periodo Lodi aveva espresso il desiderio di lasciare la carica presidenziale, a cui per motivi professionali non riusciva più dedicare il tempo necessario. L’assemblea delle società 30 agosto 1952, dove avvenne lo scambio di consegne con Zini, lo ricompensò nominandolo rappresentante emiliano (insieme a Zini stesso) al Consiglio Nazionale delle Leghe, che pur avendo sede a Milano richiedeva un impegno meno assiduo. Il prestigio di cui Renzo Lodi godeva fu dimostrato nei sei anni in cui fu Consigliere Nazionale: nelle sedute di Consiglio egli veniva costantemente eletto “presidente di tornata” (cioè dell’assemblea riunita), ponendosi quindi ogni volta alla destra del Presidente Federale ing. Ottorino Barassi, di cui divenne amico oltre che fidato collaboratore.
Cessò dalla carica il 29 agosto 1958, quando al C.N. delle Leghe subentrò il Commissario Straordinario della F.I.G.C. Bruno Zauli; e, dopo la pausa imposta dalla gestione commissariale, fu eletto (2 agosto 1959) consigliere della neonata Lega Nazionale Dilettanti, ancora una volta a fianco di Ottorino Barassi. Nei mesi ottobre e novembre di quell’anno fece anche parte della Commissione per la preparazione di un Progetto di Regolamento della L.N.D. Al termine della stagione 1964-65, essendo state le cariche di consigliere destinate di diritto ai presidenti dei Comitati Regionali, lasciò la Lega Dilettanti e divenne membro della Corte Federale, il massimo organo di giustizia sportiva della F.I.G.C. Ricoprì l’incarico dal 1965-66 al 1971-72, poi si ritirò dallo sport, dedicandosi esclusivamente alla sua professione.
Nella sua vita Renzo Lodi coltivò non solo interessi ed amicizie sportive (fra le quali si annoverano durature e fraterne quelle di Angelo Schiavio, Giuseppe Della Valle, Renato Dall’Ara, Ottorino Barassi), ma anche culturali. Nell’anteguerra fu amico del celebre commediografo Alfredo Testoni; si dilettò poi di letteratura, vincendo alcuni premi letterari e tenendo conferenze sull’originale rapporto tra sport e poesia; fu inoltre presidente del “Circolo Lirico Culturale” di Palazzo Tanari a Bologna. Il 1. dicembre 1975 fu accolto come “Accademico Benemerito” presso l’”Accademia Universale Guglielmo Marconi” di Bologna, a riconoscimento dei suoi meriti letterari. Nel 1957 era stato insignito dell’”Ordine di Cavaliere Ufficiale della Repubblica Italiana”; in seguito divenne anche “Commendatore” e “Grande Ufficiale della Repubblica”. Il C.O.N.I. infine gli conferì la “Stella d’Oro al Merito Sportivo” per la sua quasi quarantennale attività con la Federazione Italiana Giuoco Calcio.

Gustavo Zini
(n. a Bologna 28 ottobre 1908 - m. ivi 17 giugno 1985)

Dell’attività del M° Gustavo Zini per il nostro Comitato si è ampiamente detto nei precedenti capitoli. Restano però da tratteggiare le vicende essenziali della sua vita personale, nonché i tanti aspetti straordinari della sua presidenza. Dopo avere lavorato negli anni ’30 presso la Curia Arcivescovile di Bologna, e diplomatosi alle scuole serali come studente-lavoratore, trovò impiego in un noto istituto di credito bolognese, dove svolse per intero la sua carriera professionale. La sua dedizione al lavoro si tradusse nelle onoreficenze di “Cavaliere della Repubblica Italiana” (1957), di “Cavaliere Ufficiale della Repubblica Italiana” (1970) e di “Cavaliere della Repubblica di San Marino”. Gustavo Zini aveva praticato il calcio fin da giovanissimo, cominciando appena sedicenne in 3.a Divisione nella Fortitudo di Bologna, rimanendovi per circa 12 anni e militando anche per una stagione nelle “riserve” del Bologna. Nel 1936 decise di tentare la carriera di arbitro; frequentato regolarmente il corso, dove si classificò primo, diresse gare dei campionati regionali fino al 1941-42, quando problemi alla vista (portò sempre gli occhiali) lo costrinsero a dare le dimissioni.
Terminata dunque l’esperienza sportiva agonistica, ma desiderando rimanere ancora nell’ambiente calcistico, nell’immediato dopoguerra cominciò a collaborare con la neonata Lega Regionale Emiliana, e fu notato dall’allora presidente avv. Renzo Lodi. Ciò gli consentì di candidarsi alla carica di cassiere, attribuitagli in effetti il 30 settembre 1946 a seguito di referendum tra le società, e di entrare nel Consiglio Direttivo della Lega. Dopo l’assemblea del 6 agosto 1948 Zini fu nominato segretario della L.R.E. (nel mese di settembre, probabilmente con un nuovo referendum), incarico che, soprattutto grazie alle sue doti di scrupoloso amministratore, lo propose ulteriormente all’attenzione delle società quale possibile successore dello stesso Renzo Lodi.


Alla combattuta assemblea del 30 agosto 1952 Gustavo Zini superò di misura l’altro candidato, il bolognese Enrico Sabattini, inaugurando in tal modo la sua lunghissima stagione da presidente regionale. E’ improbabile che egli, quel giorno, pensasse di rimanere al timone del nostro organo calcistico per tutta la vita, ma il fatto che ciò si verificò realmente sta a dimostrare la sua non comune predisposizione a rivestire tale ruolo. La durata della presidenza di Gustavo Zini si pone, in Italia, al terzo posto assoluto, preceduta solo da quella dell’inarrivabile Orazio Siino (a capo della Federazione regionale sicula per ben 47 anni!) e del friulano Diego Meroi (33 anni). Diversamente da questi ultimi, però, Zini dovette senza colpa scontare un anno di “esilio” durante il commissariamento federale nel 1958, ed al momento della scomparsa aveva davanti almeno altri tre anni di presidenza...
Numerosi i premi e le benemerenze sportive ricevute da Gustavo Zini nella sua lunghissima permanenza al servizio dello sport; per tutte vale citare la “Medaglia d’Oro” al merito sportivo attribuitagli dal C.O.N.I. nel 1962. Zini venne eletto per ben nove volte alla presidenza emiliana, ed in pratica non vi fu Assemblea regionale che non lo abbia riconfermato in modo plebiscitario. A differenza di quasi tutti gli altri presidenti del nostro Comitato, però, Gustavo Zini non utilizzò la sua straordinaria popolarità come trampolino verso incarichi e ruoli di ordine superiore, nonostante le occasioni non siano mancate. Quella più invitante capitò probabilmente il 29 ottobre 1978, alla vigilia del passaggio di Artemio Franchi alla Presidenza Federale che avrebbe reso vacante la “poltrona” della Lega Nazionale Dilettanti. All’Assemblea emiliana, in corso quel giorno a Bologna, fu a gran voce richiesta la candidatura di Zini al vertice romano della Lega. Il “Maestro” si accontentò di godersi la meritata dimostrazione di stima, declinando però senza esitare la designazione: prima del calcio, infatti, la sua dedizione andava soprattutto al lavoro e alla famiglia, cui rivolgeva ogni attenzione e cura, dosando con equilibrio il tempo dedicato a ciascuno di questi tre scopi della sua vita. Evitò quindi sempre qualsiasi ulteriore impegno, salvo quelli che di diritto gli derivavano dalla carica di presidente regionale (fu membro del Consiglio Nazionale delle Leghe dal 1952 al 1958, della “Commissione Centrale per il Dilettantismo” nel 1957-58 e consigliere della Lega Nazionale Dilettanti dal 1965-66 in poi). Entrò comunque nel Consiglio Direttivo del Bologna F.C. ai tempi del presidente Renato Dall’Ara, suo amico personale, rimanendo in società per una quindicina di anni fino al 1975. Come capo del nostro Comitato Regionale, il successo di Zini è da ascrivere principalmente a tre fattori. Innanzitutto, si seppe circondare sempre di ottimi collaboratori, molti dei quali erano a lui legati anche da sincera amicizia e che, come egli stesso ricordava, costituivano la maggiore soddisfazione riservatagli dalla carica. Basti pensare che presiedette, fra gli altri, i Direttivi più stabili che il Comitato ricordi: dodici anni consecutivi (1972 - 1984) cambiando solo tre consiglieri perché deceduti! Inoltre, pur vivendo un trentennio di grandi trasformazioni (la Lega Regionale da lui presa in consegna nel 1952 aveva ben poco da spartire, come dimensioni e complessità, con il C.R.E.R. degli anni ’80), gestì sempre con estrema oculatezza le risorse economiche peraltro mai abbondanti di cui il Comitato disponeva, ottenendo ugualmente notevoli risultati poi presentati con giustificato orgoglio in sede di bilancio annuale. Infine si valeva di una eccezionale abilità dialettica, ammirata e qualche volta temuta dalle società soprattutto nelle assemblee regionali, durante le quali si trovava perfettamente a suo agio. I dirigenti dei nostri clubs, che fino all’ultimo gli tributarono stima e fiducia, conoscevano bene la sua avversione sia alla pubblicità personale che ai facili compromessi, ai quali Zini contrapponeva invece decisione e fermezza tali da mettere qualche volta a rischio, peraltro da lui sempre opportunamente valutato, la sua stessa popolarità. Ma ciò accadde assai di rado. Senza in alcun modo fare torto ad alcuno dei suoi predecessori e successori, si può affermare che Gustavo Zini fu non un presidente del Comitato Regionale Emiliano, ma IL PRESIDENTE, colui al quale il Comitato stava a pennello come un abito confezionato dal migliore dei sarti.


Alberto Mambelli
(n. a Ravenna 21 febbraio 1953)


Compiuti gli studi da geometra a Forlì, si laureò in Architettura all’Università di Firenze nel 1978; l’anno seguente iniziò l’attività di architetto esercitando come libero professionista. Nello sport Alberto Mambelli si è proposto in diversi ruoli: calciatore in giovanissima età (12 anni) nel N.A.G.C. della Ribelle di Castiglione (RA), passò dopo qualche anno al Settore Giovanile dapprima del Forlimpopoli, poi del Forlì, militante in Serie C. Ritornò quindi nella Ribelle, dove concluse la carriera agonistica giocando in 2.a e in 1.a Categoria. Nella Ribelle aveva cominciato nel frattempo anche ad occuparsi di dirigenza, diventando per cinque anni presidente del sodalizio ravennate ed avendo modo di proporsi all’attenzione generale per dinamismo e qualità manageriali. Ciò gli valse l’entrata nel Comitato Regionale Emilia Romagna come membro del Consiglio Direttivo eletto il 24 giugno 1984, l’ultimo presieduto da Gustavo Zini. A distanza di un anno, scomparso Zini, gli avvenimenti confermarono il largo sèguito che Alberto Mambelli si era già conquistato in breve tempo presso la Federazione e le società regionali: l’architetto romagnolo fu nominato (22 agosto 1985) Reggente del C.R.E.R., fino all’Assemblea ordinaria del 28 settembre 1985, alla Villa Pallavicini di Bologna. Qui, al cospetto di 367 società votanti, si impose con sicurezza alla prima votazione conquistando così la massima carica del Comitato Regionale. Fu un’impresa non di poco conto: battuti nettamente candidati ben più esperti, Mambelli portava per la prima volta la Romagna al vertice regionale interrompendo il lunghissimo predominio dei presidenti bolognesi. Appena trentaduenne, risultava il più giovane presidente eletto negli ultimi sessant’anni nel nostro Comitato; per significativa coincidenza era in quel momento anche il più giovane presidente di Comitato Regionale in Italia, e succedeva a colui che fino ad allora era stato il più anziano.
Di carattere esuberante e talvolta focoso, ma sempre disponibile al dialogo condotto spesso con l’eloquenza vivace e sanguigna tipicamente romagnola, Mambelli diede da subito un’impronta nuova e personalissima alla presidenza del C.R.E.R., che manterrà per quasi quattordici anni, e che per durata resta seconda solo a quella di Gustavo Zini. Alberto Mambelli ebbe poi modo di ricoprire altri importanti incarichi sportivi: nel 1988 divenne membro della Giunta Regionale del C.O.N.I. per l’Emilia Romagna, e dal 1996 della Commissione Regionale territoriale del TotoCalcio. Componente del C.O.L. ITALIA 90, l’ente presieduto da Luca Cordero di Montezemolo che organizzò il Campionato Mondiale di calcio in Italia, fu anche per due anni (1997-1999) consigliere della Presidenza Nazionale per il Calcio a Cinque. Nel frattempo era stato Reggente del Comitato Provinciale di Forlì nel periodo seguito alle dimissioni del suo “storico” presidente Elvezio Ortali (agosto-ottobre 1992), e nel settembre 1995 la F.I.G.C. lo nominò Cavaliere per meriti sportivi. Il suo impegno civile si concretò nel 1993 al Comune di Cervia, dove fu per tre anni Assessore al Commercio e Turismo. Convinto fautore di un rinnovamento strutturale a largo raggio del mondo del calcio, nonché di una forte partecipazione delle società alla vita federale, nella stagione 1998-99 Mambelli tentò la scalata ai vertici della Lega Nazionale Dilettanti, in cui si era aperta una grave crisi dopo le sconcertanti vicende che avevano portato alla sospensione del presidente Elio Giulivi. Nell’Assemblea straordinaria delle società emiliano-romagnole, il 13 maggio 1999, Mambelli ottenne la nomination regionale per proporre la propria candidatura all’elezione di presidente della Lega Nazionale Dilettanti. Questa ebbe luogo a Roma il 29 maggio successivo, ma ambizione e coraggio non bastarono al nostro presidente, poiché come è noto la vittoria arrise al lombardo Carlo Tavecchio, effettivamente accreditato dei favori del pronostico fin dalla vigilia. Mambelli ottenne comunque un meritato successo personale, conquistando una delle tre poltrone di vice-presidente della L.N.D., nonché la nomina a Consigliere Federale e a presidente della Commissione F.I.G.C. di Assistenza.

Marco Campomori
(n. a Bologna 3 febbraio 1935 - m. ivi 5 agosto 2001)

Impiegatosi già in giovane età presso un istituto di credito di interesse nazionale, Marco Campomori ha fatto del lavoro serio, preciso e concreto il “credo” della sua vita. Ai trentacinque anni ininterrotti trascorsi in banca, premiato per la sua fedeltà con una medaglia d’oro e riconosciuta la sua dedizione al lavoro con le onoreficenze di “Cavaliere” e di “Cavaliere Ufficiale della Repubblica”, si sono affiancati trentacinque anni di attività in seno alla F.I.G.C., per i quali pure ha ricevuto la nomina a Dirigente Benemerito (1985), la Benemerenza sportiva della L.N.D. (1997) e la “Stella di Bronzo al Merito Sportivo” del C.O.N.I.
Praticò il calcio solo a livello amatoriale e, dopo una breve parentesi come consigliere alla Pol. Pontevecchio, nella stagione 1966-67 potè entrare al Comitato Provinciale di Bologna nella veste di semplice collaboratore. Nonostante ciò si impose ben presto per l’impegno profuso e per la capacità organizzativa; del Comitato Provinciale diventò segretario nel 1969-70, e costituì per molti anni con il presidente rag. Adriano Predieri un binomio affiatato e molto noto negli ambienti del calcio minore bolognese. Uscito di scena Predieri, nel 1982 fu quasi naturale il suo passaggio alla presidenza del C.P. di Bologna, che mantenne per tre stagioni durante le quali potè maturare una preziosa esperienza dirigenziale e porsi all’attenzione anche delle gerarchie regionali. Nell’Assemblea emiliano-romagnola del 28 settembre 1985, quella che vide l’elezione del presidente Alberto Mambelli, Marco Campomori conquistò a sua volta la carica di consigliere regionale; e cinque giorni dopo, il 3 ottobre, fu nominato segretario del C.R.E.R.
Ma nella primavera 1991, essendo emerse notevoli differenze di vedute con il presidente Mambelli circa lo svolgimento e le attribuzioni del proprio ruolo, venne avvicendato alla segreteria dal cav. Moritz Galei (14 maggio 1991). Senz’altro fu un periodo non facile per Marco Campomori, che tuttavia fece rapidamente tesoro della vicenda. Rientrata l’intenzione di candidarsi alla presidenza regionale, il 5 giugno 1992 l’Assemblea delle società lo riconfermò membro del Consiglio Direttivo con larghissima preferenza di voti. Si dedicò quindi completamente ai due incarichi che ricopriva: oltre ad essere consigliere, infatti, era già dal marzo 1989 anche Delegato Regionale per il Calcio Femminile. In questi anni il movimento calcistico femminile conobbe dapprima una promettente crescita, poi la definitiva consacrazione a partire dalla metà degli anni ’90. E proprio in questo periodo Campomori, rientrato in sintonia con lo staff presidenziale, iniziò ad assicurarsi con arte e pazienza la stima e l’appoggio di un crescente numero di società e di dirigenti regionali e nazionali, nonché a costituire un nucleo di fidati col laboratori. Quasi a titolo di curiosità, ricordiamo anche che Marco Campomori fu presidente ad interim del Comitato Provinciale di Ravenna dal 7 febbraio al 20 maggio 1995, durante il periodo di... forzata assenza del presidente di quel Comitato.
Tappa assai importante per Campomori fu invece l’Assemblea del 2 luglio 1996: non solo quel giorno le società lo confermarono consigliere, ma il C.D. lo designò qualche giorno dopo anche vice-presidente del Comitato Regionale. Egli si venne quindi a trovare nella naturale posizione di successore del presidente Mambelli quando quest’ultimo nel maggio 1999 passò alla vice-presidenza della Lega Nazionale Dilettanti. Nell’occasione, tuttavia, la stessa Lega preferì optare per una Reggenza del C.R.E.R. (anche se di durata record), considerata la relativa vicinanza del rinnovo quadriennale del C.D. in scadenza da lì a un anno. E quindi, esattamente dal 29 giugno 1999 il cav. Campomori diventò Reggente del Comitato Regionale Emilia Romagna, carica di fatto equivalente ad una presidenza, e che comunque lo poneva in una situazione di invidiabile privilegio in vista delle elezioni del luglio 2000. Fin dai primi mesi della sua permanenza provvisoria a capo del Comitato, Marco Campomori riuscì ad ottenere un risultato di eccezionale importanza: la soluzione del problema della sede del C.R.E.R. e degli altri enti federali bolognesi, trasferiti nella primavera 2001 nei nuovi locali di viale De Gasperi, recentemente acquistati dal Comitato Regionale stesso. Il Reggente avviò poi una severa azione di contenimento delle spese, volta a migliorare il bilancio che negli ultimi anni aveva attirato non poche critiche da parte di alcune società. I risultati arrivarono già nella stagione stessa, in cui l’attivo fu più che triplicato passando dagli 85 milioni del 1998-99 ai circa 300 del 1999-2000, e questo nonostante il periodo tutt’altro che florido attraversato dalle finanze del C.O.N.I. Previde inoltre lo sfruttamento di altre possibili fonti di entrate, tra cui la sponsorizzazione dei siti “Internet” del Comitato Regionale. Campomori perciò si presentò all’elezione del 15 luglio 2000 con notevoli credenziali, dopo avere condotto una minuziosa campagna in ogni angolo della regione e dovendosi difendere dal l’assalto di un altro candidato, Umberto Molinari, estraneo all’ambiente federale ma non per questo meno agguerrito e deciso a raggiungere l’obbiettivo. L’Assemblea di luglio espresse comunque il più largo gradimento per Marco Campomori, con 262 voti a suo favore e 50 soltanto a Molinari, risultato poi replicato nell’appuntamento elettorale del 1. novembre 2000 (294 preferenze contro 41). Non c’è alcun dubbio che i delegati delle società premiarono, oltre ai meriti più recenti del neo-presidente, anche la sua lunga esperienza: tramite quest’ultima veniva infatti assicurata la continuità di gestione del Comitato, in opposizione alle ventilate novità evidentemente non ritenute valide alternative di governo.



Purtroppo un destino crudele e beffardo impedì a Marco Campomori di godersi quell'incarico per cui tanto aveva lottato.
Terminata la stagione 2000-2001 (particolarmente faticosa, avendovi gestito l'assemblea elettiva di novembre, l'organizzazione del "Torneo delle Regioni" in Romagna e l'apertura della nuova sede federale), mentre si accingeva a varare l'avvio dei nuovi campionati fu colpito da malore. Si spense il 5 agosto 2001, tra il cordoglio unanime degli sportivi tutti, presso i quali lasciò un vuoto che non sarà facile colmare.