E - IL DIRETTORIO REGIONALE






Il “Direttorio Regionale” (1926 - 1933)
Periodo di transizione



Le mutate condizioni politiche indussero, oltre ai “cambi della guardia” nelle cariche delle varie federazioni sportive, anche novitŕ formali, che dovevano segnare la definitiva affermazione del nuovo ordine fascista. Si č visto come il termine “Comitato”, retaggio della vecchia Italia democratica, fosse stato soppresso e sostituito da “Direttorio”, di stampo piů rivoluzionario; ed anche la carica di “Segretario”, giudicata incompatibile con lo stile del nuovo regime, venne quasi ovunque abrogata.
Direttorio Regionale Emiliano” fu quindi la denominazione del nostro organismo calcistico a partire dal 2 agosto 1926. Al suo vertice era stato confermato (10 agosto) il prof. Luigi Pasquinelli, giŕ presidente del C.R.E. dal 19 dicembre 1925, giorno in cui era stato eletto con un referendum postale (!) tra le societŕ per sostituire il dimissionario M° Zanetti. Pasquinelli era stato un arbitro di ottimo spessore tecnico, e vantava giŕ una pluriennale militanza calcistica nonostante avesse appena ventisette anni, non aderente al nuovo regime politico ma ugualmente stimato dalle gerarchie sportive del l’epoca per la sua riconosciuta competenza ed autoritŕ.
I ranghi del Direttorio Regionale furono invece energicamente sfoltiti, in considerazione degli emendamenti apportati dalla Commissione di Viareggio alle Carte Federali che prevedevano ora tre soli membri per regione. Inizialmente rimasero quindi in organico, oltre a Pasquinelli, il dr. Enrico Bassani di Ferrara e Coriolano Ferrini di Forlě, entrambi di nomina federale. L’ing. Gino Canevazzi di Modena e l’ing. Federico Sani di Ferrara assistevano il Direttorio come Fiduciari Regionali rispettivamente dell’U.L.I.C. e del C.I.T.A. (Federico Sani, qui alla sua prima carica ufficiale, avrŕ in seguito una luminosa e lunghissima carriera di dirigente arbitrale nazionale, presidente del C.I.T.A. stesso dal 1934, poi vice-presidente dell’A.I.A. e presidente della C.A.N. fino al 1958). Dal settembre 1928 Canevazzi e Sani entrarono comunque a far parte del D.R.E. come membri a tutti gli effetti.
Tra l’altro all’inizio della seconda stagione del Direttorio, precisamente il 25 agosto 1927, fu ufficialmente consolidata la dipendenza delle societŕ di Mantova dall’Emilia, iniziata un quindicennio prima, mentre Piacenza gravitava sempre piů stabilmente sul Direttorio lombardo. Con l’occasione al D.R.E. fu anche assegnata la giurisdizione sportiva sulla vicina Repubblica di San Marino (ma per vedere all’opera squadre del Titano l’attesa si protrarrŕ oltre trent’anni...).
In quello stesso periodo la schiera dei clubs emiliani affiliati ammontava a 43 unitŕ (sulle 400 dell’intera F.I.G.C.), preceduta come importanza solo dai Direttori Lombardo, Ligure, Piemontese, e Veneto; per numero di tesserati, invece, con i suoi 1249 calciatori e 96 arbitri la nostra regione si poneva al quarto posto in Italia.




Nonostante queste cifre abbastanza confortanti, gli otto anni durante i quali il D.R.E. fu guidato dal prof. Pasquinelli non furono dei piů facili, sia per la giŕ citata contrazione dei campionati minori a vantaggio di quelli su base nazionale, sia per la crisi economica che dal 1930 afflisse anche l’Italia costringendo un gran numero di societŕ, soprattutto piccole, a chiudere i battenti, come si puň in parte evincere dal riassunto qui riportato:


Inoltre, pur avendo ereditato la 2.a Divisione, che divenne cosě regionale dal 1930-31 affiancandosi alla 3.a Divisione, i Direttori subivano in misura crescente la concorrenza dell’U.L.I.C., ente fondato durante la Grande Guerra da alcuni dissidenti, e sul quale vale la pena di fornire ragguagli maggiori, data l’importanza che esso ebbe nel movimento calcistico regionale e nazionale dell’epoca.
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L’”U.L.I.C.”

L’”Unione Libera Italiana del Calcio” era nata a Milano il 1. settembre 1917 come naturale risposta al disinteresse mostrato dalla F.I.G.C. per i campionati giovanili, e conobbe subito una rapidissima diffusione soprattutto nel Nord Italia. Il suo fondatore, dr. Luigi Maranelli, ed il gruppo di pionieri che attuarono l’iniziativa costituirono una struttura simile a quella dei cosiddetti “enti di propaganda” dei giorni nostri, con tre campionati base (1.a / 2.a Categoria e Boys) dai costi contenuti, tesseramenti ed affiliazioni di semplicissima pratica, senza necessitŕ di possedere un proprio campo di gioco grazie a varie convenzioni che consentivano l’utilizzo a turno di quelli esistenti. Poteva a richiesta essere organizzato qualunque tipo di torneo; abbastanza in voga anche il calcio a sette o sei giocatori, precursore dell’odierno “calcetto”. Notevole la presenza di sponsor, che spesso sovvenzionavano interi tornei, ed i cui marchi comparivano sulle maglie delle squadre giŕ negli anni ’20.
L’esempio di Maranelli fu raccolto subito a Modena da alcuni appassionati, tra cui l’ing. Gino Canevazzi, rilevante figura del calcio minore modenese, animatore e presidente della Lega Giovanile Emiliana nel secondo dopoguerra, Consigliere Nazionale della F.I.G.C. fino alla sua prematura scomparsa avvenuta il 19 ottobre 1957. Canevazzi ed altri collaboratori fondarono a Modena nell’ottobre 1917 il primo Comitato U.L.I.C. italiano, presidente il celebre sportivo Ettore Forghieri, facendo cosě sopravvivere il calcio nella nostra regione anche nei tristi mesi di guerra seguiti alla ritirata di Caporetto.
I “liberi” traevano in parte origine dagli “indipendenti”, una forma di aggregazione sportiva ancora piů aperta nata negli anni ’10, e che in Emilia aveva giŕ dato vita ad alcuni campionati organizzati con tanto di vincitori provinciali. Perché questi calciatori si proclamavano “liberi” ? Perché, almeno inizialmente, non esisteva nemmeno l’obbligo del tesseramento, cioč del “vincolo” per eccellenza.
In pratica, giocava chi voleva e quando voleva: piů liberi di cosě...
Dal 1918-19 si disputarono anche le finali nazionali, in cui l’Emilia dominň a lungo, rappresentata soprattutto dalle societŕ modenesi. Nel 1921-22 una di queste, i Giovani Calciatori, portň per la prima volta l’amběto titolo di Campione assoluto nella nostra regione, sconfiggendo sul terreno neutro di Como la U.S. Fert di Torino. Da notare che nella medesima giornata si giocarono sia le semifinali che la finalissima! L’anno seguente (1923) fu la volta del Villa d’Oro F.C., che giocando la finale a Modena si aggiudicň il titolo superando i milanesi della Fortitudo, ripetendosi poi la stagione successiva

(1923-24) a Fiorenzuola d’Arda contro l’A.C. Lombardia. Nel 1924-25 il titolo rimase ancora sotto la Ghirlandina per merito della squadra dello S.C. Leoni, vincitrice a Torino sul terreno della locale Virtus, mentre nel 1927-28 salirono alla ribalta i mantovani della Libertas 23.a Legione Mincio, che nella finalissima di Arezzo prevalsero contro la Virtus Goliarda di Roma.
In questi anni l’U.L.I.C. crebbe velocemente con la nascita di molti nuovi Comitati, tra cui Bologna, costituito il 7 ottobre 1922 da due giovani sodalizi di Borgo Panigale, l’A.P. Libertas e il Panigal S.C., e sviluppatosi poi dall’anno successivo con l’arrivo di Eraldo Corradini, Gualtiero Veronesi e soprattutto di Luigi Pasquinelli, reduce dalla sua prima esperienza come presidente del C.R.E. Sorsero in breve altri Comitati a Reggio Emilia, Piacenza e Parma, mentre a Ravenna operň nel 1924-25 la “Federazione Calcistica Romagnola Liberi” (F.C.R.L.), singolare quanto breve esperimento alternativo di autonomia calcistica. L’U.L.I.C. approdň ufficialmente in Romagna solo nel 1927 con il Comitato Provinciale di Forlě, cui fecero presto seguito ben altri sei Comitati: Ravenna, Faenza, Cesena, Rimini, Imola e Lugo.
In campo nazionale la realtŕ “uliciana”, forte di oltre cinquecento societŕ affiliate e migliaia di atleti in tutta Italia, superň un iniziale periodo di ostilitŕ e concorrenza con la F.I.G.C., venendo dapprima riconosciuta come “collaboratrice nella propaganda sportiva” (1922), poi progressivamente in quadrata nella struttura federale. Qualche anno dopo il fascismo, che ne aveva intuito le potenzialitŕ propagandistiche anche a scopo politico, se ne impadroně escogitando l’espediente di far vietare dal C.O.N.I. la contemporanea esistenza di due federazioni per lo stesso sport. Cosicché il 1. settembre 1927 la F.I.G.C. assunse la “protezione” dell’U.L.I.C., trasformandola in “Sezione Autonoma di Propaganda” pur mantenendone ancora l’originaria denominazione.
L’U.L.I.C. si avvaleva di Comitati Provinciali e Locali (veri progenitori degli odierni organi provinciali della Federazione), governati da Consigli Direttivi eletti dalle societŕ fino al 1927, in seguito nominati d’autoritŕ dal Direttorio Federale; nella nostra regione l’U.L.I.C. arrivň fino a quindici Comitati Provinciali e Locali, quasi la metŕ dei quali in Romagna. Come giŕ accennato, inizialmente fu Modena a segnalarsi particolarmente per l’importanza del movimento “uliciano” (alle quattro citate vittorie nazionali dei primi anni ’20 si aggiunse quella della Pro Calcio nel 1931, vincitrice sulla compagine dalmata della S.G. Zara), mentre dalla metŕ degli anni ‘30 in poi la scena regionale fu nettamente dominata dalle squadre della provincia di Parma, dove tra l’altro funzionň per qualche tempo anche un Comitato Locale a Fidenza.
Ma la parola “liberi”, rimasta nella denominazione dell’Ente, infastidiva ancora qualcuno e, con il “giro di vite” imposto dal regime a tutto lo sport italiano tra il 1933 e il 1934, si provvide anche ad eliminare tale stonatura: l’U.L.I.C. diventň semplicemente “Sezione Propaganda della F.I.G.C.”, tutti i Comitati Locali vennero soppressi e sostituiti con i Direttori Provinciali, che in Emilia Romagna furono stabiliti in numero di otto, uno per ogni capoluogo (23 ottobre 1934).