C - IL PRIMO DECENNIO






Il primo decennio (1910 - 1919)

Il Comitato Veneto - Emiliano

Nel maggio 1910, a dare una dimensione un poco più regionale al C.R.E., si affiliarono anche l’Associazione Studentesca del Calcio, di Modena, e il Ferrara F.B.C.
Tuttavia il movimento calcistico emiliano-romagnolo stentava alquanto a svilupparsi; era evidente il contrasto con le regioni vicine, dove i frequenti contatti con il calcio transalpino svizzero e francese (Lombardia, Piemonte), o la costante presenza di marittimi britannici (Liguria, Toscana, Veneto) e di universitari centro-europei (Padova, Firenze) favorirono la più rapida diffusione del nuovo sport. Nella nostra regione, nonostante gli aspiranti calciatori non fossero pochi, scarseggiavano per contro attrezzature, campi di gioco e soprattutto managers in grado di assumersi onori e oneri di gestire sodalizi permanenti.
Il C.R.E. risentiva in parallelo degli stessi problemi: in effetti i dirigenti del Bologna, ottenuta la loro “vetrina” con la vittoria regionale, si distaccarono progressivamente dal Comitato, anche perché nel 1910-11 i rossoblù saranno ammessi in 1.a Categoria, ma nel girone veneto. Intanto la presidenza del Comitato emiliano era passata ad un altro socio del Bologna, Leone Vicenzi, che (caso unico nella storia del C.R.E.) era stato eletto nell’Assemblea generale straordinaria della F.I.G.C. tenutasi a Milano il 30 ottobre 1910; peraltro su un totale di 32 presenti le nostre società intervenute erano state soltanto due: Bologna e Virtus.
Ed in regione non si poterono proporre che modestissimi tornei di 2.a Categoria e 3.a Categoria; di organizzare l’agognata 1.a Categoria non si parlava neppure! Anzi, già alla fine del 1911 il Comitato non esisteva più, essendo stata l’Emilia aggregata al gruppo chiamato “Italia Orientale”, o Veneto - Emiliano, a capo del quale era il cav. uff. dr. Francesco Müller di Venezia, già presidente del C.R.Veneto. Nel 1912, poi, la conclusione burrascosa delle fi nali interregionali di 2.a Categoria (a Modena una singolare invasione di campo pose termine alla gara con la compagine dei Volontari Venezia) e le polemiche che ne seguirono imposero una lunga battuta di arresto al nostro calcio regionale. Dopo una stasi di molti mesi il C.R.E. si ricostituì grazie ad un intervento effettuato in via straodinaria direttamente dalla F.I.G.C., che il 28 gennaio 1913 nominò per la seconda volta l’arbitro bolognese Leone Vicenzi alla presidenza. Si potè in tal modo organizzare un campionato emiliano di 3.a Categoria con quattro squadre, ma fu solo un fuoco di paglia: terminato il torneo, il Comitato Regionale si sciolse nuovamente.
Inevitabile a questo punto il provvedimento federale: le società emiliane affiliate, diventate nel frattempo nove in rappresentanza delle province di Bologna, Modena, Ferrara e Reggio, più due clubs mantovani, vennero stabilmente aggregate al Comitato Regionale Veneto, che assunse così il nome di Comitato Regionale Veneto - Emiliano (autunno 1913). Esso aveva sede a Venezia, e vide inizialmente solo due nostri rappresentanti farne parte in qualità di semplici membri: il bolognese Nicolai e il modenese Ventura. Oltre al girone misto di 1.a Categoria fu disputato anche il torneo di 2.a Categoria, con eliminatorie regionali e finali tra le due vincenti.
Tale situazione si protrasse per le stagioni 1913-14 e 1914-15, nelle quali per la prima volta fu sperimentato il meccanismo di “ricambio” tra le squadre della 1.a e 2.a Categoria: quest’ultimo campionato venne correntemente chiamato “Promozione”, giacché le vincenti avevano diritto di salire alla serie superiore, prendendo il posto delle ultime classificate in 1.a Categoria.


Il C.R.E. rinasce due volte

Alla vigilia della prima guerra mondiale, il bilancio sportivo regionale emiliano era tutt’altro che brillante, come si evince da questo prospetto:



Il totale di sole 35 gare ufficiali (cui va aggiunto un piccolo numero di matches e tornei amichevoli) è tanto più esiguo se confrontato con quello di regioni limitrofe come la Lombardia o lo stesso Veneto. Anche per numero di società affiliate (13, sulle circa 170 esistenti in Italia) l’Emilia era al terzultimo posto nella graduatoria tra i dieci Comitati esistenti all’epoca, precedendo solamente Puglie e Sicilia. L’entrata in guerra dell’Italia nel 1915 bloccò temporaneamente tutti gli sport. Ma già in autunno il Comitato Regionale Emiliano tornava ad operare in autonomia grazie al professore modenese Luigi Casini che, su incoraggiamento della Federazione, ne promosse la ripresa. Con l’assistenza del vice-presidente federale ing. Francesco Mauro, il 21 novembre 1915 si svolse nella sede del Modena un’assemblea che a buon diritto può considerarsi la prima in assoluto tra società emiliane, e che elesse regolarmente il primo vero Comitato della nostra regione. Ecco i nomi dei pionieri che componevano quel Consiglio Direttivo: Presidente: prof. Luigi Casini (Modena F.C.); segretario: Luigi Cammarosano (Reggio F.C.); consiglieri: Odoardo Gandolfi (Modena F.C.), avv. Angelo Menini (A.C. Mantovana), M° Pergola (Audax F.C. di Modena), dr. Giuseppe Papotti (S.C. Jucunditas di Carpi), rag. Alberto Nicolai e rag. Alessandro Oppi (entrambi del Bologna F.C.). Posta la sede a Modena, nella riunione di insediamento (2 gennaio 1916) il Comitato si autodefiniva “provvisorio ed in carica fino a sessanta giorni dopo la fine della guerra”, stabilendo con l’occasione la sua giurisdizione sulle consorelle della provincia di Mantova. Oltre alla fase regionale della “Coppa Federale”, il C.R.E. organizzò anche il torneo denominato “Coppa Emilia” (se ne giocheranno due edizioni), con gli incassi devoluti ad enti benefici di assistenza ai combattenti. Il sunto di quegli anni difficili fu complessivamente lusinghiero:


In realtà il nuovo Comitato Regionale non visse che pochi mesi. Per ragioni certamente legate alla situazione di guerra, nella stagione 1916-17 la gestione passò ad un Commissario Regionale nominato dalla F.I.G.C., il dr. Luigi Saverio Bertazzoni, arbitro federale e dirigente del Modena. E nell’autunno 1917 l’emergenza bellica impose definitivamente la cessazione di ogni attività; i soli tornei regolari in Emilia furono quelli dell’U.L.I.C. modenese, nato proprio in quelle settimane, che organizzò nel 1917-18 il primo “Torneo Emiliano” con quattro squadre.



Del Comitato Regionale si ricominciò a parlare soltanto alcuni mesi dopo il termine del conflitto, poiché il caotico dopoguerra non favorì la ripresa delle manifestazioni sportive. Il 27 aprile 1919 il Consiglio Federale assegnò al prof. Casini la reggenza amministrativa e sportiva regionale emiliana in qualità di Commissario Federale, nell’attesa della regolare ricostituzione del Comitato. La gestazione di quest’ultimo fu assai faticosa, tanto che le difficoltà sorte suggerirono alla F.I.G.C. l’invio di un proprio emissario nella persona del consigliere rag. Mario Trinchieri, stretto collaboratore del Presidente Federale avv. Giovanni Mauro. Il 5 luglio 1919 Trinchieri presiedette a Bologna, nei locali del ristorante “San Pietro” in via Indipendenza, una riunione durante la quale tutte le società emiliane e mantovane convocate (una ventina) elessero all’unanimità il nuovo Comitato Regionale: Cesare Gibelli fu acclamato presidente, con Alessandro Oppi in qualità di segretario; entrambi erano dirigenti del Bologna F.C. Gli altri collaboratori risultarono: Enrico Sabattini (S.G. Fortitudo di Bologna) come cassiere; Cleto Raimondi (Audace F.C. di Bologna), Bruno Tommasi (Nazionale Emilia F.C. di Bologna), Giuseppe Pazzi (S.P.A.L. di Ferrara), Odoardo Gandolfi (Modena F.C.), Fernando Giordani (G.S. Bolognese), avv. Angelo Menini (A.C. Mantovana) come consiglieri.
L’assemblea del 5 luglio 1919 resta comunque un evento importante, perché a partire da questa data il Comitato Regionale Emiliano funzionerà senza più alcuna interruzione, fino ai giorni nostri.