F - IL DIRETTORIO DI ZONA






Il “Direttorio di Zona” (1933 - 1945)



I campionati in camicia nera

La caduta in disgrazia di Leandro Arpinati, che nel maggio 1933 aveva dovuto lasciare la Presidenza nazionale della F.I.G.C. ed era stato successivamente posto al confino politico, aveva provocato un piccolo terremoto nei quadri calcistici, investiti a tutti i livelli da una catena di dimissioni ed allontanamenti a cui non poteva evidentemente sfuggire neppure il Direttorio Regionale Emiliano. Il prof. Pasquinelli fu estromesso nel corso della stagione 1933-34, mentre poco prima di lui se ne erano andati il dr. Enrico Bassani e il marchese Pasquale Cattani, rei forse di non essere così affidabili sul piano politico come su quello sportivo.
L’obbiettivo del completo controllo dello sport nazionale veniva perseguito dal fascismo anche attraverso mutamenti solo all’apparenza formali. Così per ordine del C.O.N.I. dal 24 agosto 1933 la parola “Regione” sparì da tutte le federazioni sportive, rimpiazzata dal militaresco termine “Zona”.
In Emilia, quindi, con la stagione 1933-34 (comunicato ufficiale n. 3 del 12 settembre 1933) si insediò il Direttorio della VII. Zona, i cui membri furono poi nominati direttamente dalla Presidenza Federale il 2 ottobre 1933. “Dimissionato” al principio del 1934 il suo iniziale presidente, il Direttorio fu affidato dal 24 gennaio al rag. Carlo Mazzantini, già Consigliere Federale e nominato alla massima carica emiliana dallo stesso Direttorio Federale della F.I.G.C. In realtà, verso il 15 gennaio il prof. Pasquinelli aveva chiesto un “congedo temporaneo” per motivi professionali, e Mazzantini era stato inviato per sostituirlo “nel periodo di sua assenza”. Sta di fatto che dopo pochi mesi a Pasquinelli fu ingiunto di restituire la tessera! Restavano invece confermati gli altri componenti del nostro Direttorio, che erano l’ing. Gino Canevazzi, il dr. Bruno Lunardi, Coriolano Ferrini e il rag. Eraldo Corradini, quest’ultimo in rappresentanza del C.I.T.A., l’organizzazione arbitrale.
Nell’ottobre 1933 intanto il Direttorio si era trasferito in quella che può definirsi la prima vera sede degna di questo nome: due piccoli locali in affitto nella “Sala Borsa” in via Ugo Bassi a Bologna. Fino a quella data, infatti, il Comitato Regionale prima ed il Direttorio poi erano stati organismi di dimensioni talmente ridotte da non giustificare spese per una stabile sistemazione. Era invalso così l’uso che il recapito del nostro ente calcistico fosse presso l’abitazione stessa del presidente, il quale in tal modo godeva anche della comodità di avere sempre tutti i (pochi) documenti necessari a portata di mano. Il prof. Luigi Pasquinelli teneva il D.R.E. nello studio di casa, in via San Felice a Bologna, con una macchina da scrivere ed una semplice cassettiera attrezzata a schedario per contenere i cartellini degli atleti ed i rapporti arbitrali. Nelle rare occasioni in cui serviva un locale più ampio, come per la convocazione annuale dell’Assemblea delle società (cessata comunque nel 1925), ci si appoggiava a locali pubblici quali caffè, ristoranti o teatri.
Riportiamo l’elenco dei numerosi recapiti avuti dal Comitato Regionale prima del 1933:


DALINDIRIZZO
1. febbraio 1910 Via Spaderie 6 - BOLOGNA
Primavera 1911Bar Libertas, Via Ugo Bassi 13 - BOLOGNA (??)
Autunno 1911 (°) c/o cav.uff.dr. Francesco Müller-Carmini 2615-S.Marco-VE
Gennaio 1913c/o Leone Vicenzi - Via Santa Margherita 3 - BOLOGNA
Estate 1913 (°) Hotel Cavalletto - San Marco - VENEZIA
Estate 1914 (°) Corso Principe Umberto 876/25 - VICENZA
Autunno 1914 (°) Casella Postale 265 - PADOVA
Autunno 1915 Casella Postale 104 - MODENA
2 gennaio 1916 c/o prof. Luigi Casini - Via Prampolini 8 - MODENA
Autunno 1916 Casella Postale 4 - BOLOGNA
27 aprile 1919 c/o prof. Luigi Casini - Via Prampolini 8 - MODENA
5 luglio 1919c/o Cesare Gibelli - Via de’ Musei 1 - BOLOGNA
11 luglio 1921Via Saffi 21 - BOLOGNA (§)
19 settembre 1921 c/o rag. Angelo Orlandi - via Ugo Bassi 1 int. 14 - BO
13 dicembre 1921c/o prof. Luigi Pasquinelli - via dell’Osservanza 151 - BO
1. aprile 1922 Via Saffi 21 - BOLOGNA (§)
13 luglio 1923 c/o Farmacia del Corso - via Santo Stefano 38 - BOLOGNA
1. settembre 1923Via Saffi 21 - BOLOGNA (§)
28 settembre 1926c/o prof. Luigi Pasquinelli - via Saffi 121 - BOLOGNA (§)
24 ottobre 1933Via Ugo Bassi 2 - Locali Borsa 25 B (poi 26 B dal 1935)


(°) Comitato Regionale Veneto - Emiliano.
(§) Questo tratto di via Saffi è l’odierna via San Felice.
NOTA : in seguito alla requisizione militare della “Sala Borsa”, il Comitato si trasferì per due brevi periodi in via Clavature
(presso il C.O.N.I.) nell’inverno 1944-45, ed il via Toscana 83 (campo sportivo “A.Badini” - Sterlino) nell’estate 1945.



La suggestiva scenografia della “Sala Borsa”, in via Ugo Bassi a Bologna, dove nell’ottobre 1933 si trasferì il Direttorio della VII. Zona (Emilia). I due locali da esso occupati si trovavano nel piano più alto, indicati dalla freccia. Dopo la guerra vi trovarono posto la Lega Regionale Emiliana, la Lega Giovanile e il Settore Giovanile, quest’ultimo fino al 1972.



Sembra che in un primo tempo in “Sala Borsa” il locale fosse uno solo, e che come ricordava il cav. Alberto Stagni, collaboratore del D.R.E., gli spazi fossero tanto ristretti da costringere l’addetto a battere il comunicato ufficiale tenendo la macchina da scrivere sulle ginocchia...
Proprio con l’intento di rendere più regolare e dignitosa la gestione del Direttorio, dal 1. novembre 1934 fu assunto in pianta stabile anche un impiegato (*) con le mansioni di “addetto alla Segreteria”, il che consentì di mantenere l’ufficio aperto al pubblico tutti i giorni lavorativi dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20.
Inizialmente, tuttavia, nemmeno la nuova compagine dirigenziale emiliana ebbe vita facile, alle prese con perduranti ristrettezze economiche che nel 1934-35 ridussero ai minimi termini i campionati regionali. Inoltre le avventure coloniali italiane in Africa, con il servizio militare elevato alla durata di tre anni, sottrassero migliaia di giovani alla pratica sportiva danneggiando soprattutto le compagini minori.

(*) si trattava di Guido Soldaini, bolognese di adozione (era di Savona, classe 1888), distintosi in precedenza come socio del Bologna F.C. (dal 1920), giornalista per il periodico La Voce Sportiva (1924-25) e membro del Comitato Regionale Emiliano (1925-26); come tanti altri si trovò forse in diffi coltà durante la crisi economica di quegli anni.

La ripresa dopo gli anni difficili

Un primo aiuto venne dalla creazione della “Serie C” (1935), in conseguenza della quale la 1.a Divisione fu trasferita ai Direttori di Zona rinsanguando un poco il numero di società dipendenti.
Un’accorta politica promozionale, poi, attirò nei campionati regionali numerose formazioni sportive del regime: la convenzione che riduceva del 50 % tutte le tasse federali, già operante dal 1932 tra F.I.G.C. e “Fasci Giovanili di Combattimento”, fu estesa il 21 dicembre 1935 anche ai gruppi sportivi studenteschi. Fra i nomi delle squadre divennero così familiari sigle quali G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio), G.U.F. (Gruppo Universitario Fascista) e O.N.D. (Opera Nazionale Dopolavoro), enti che godevano del supporto economico del partito e della partecipazione volontaria e numerosa di giovani atleti. Molto interessanti le iniziative studiate per favorire le esperienze sportive interregionali anche a questi livelli; era popolare il “Torneo Nazionale della G.I.L.”, che con formula ad eliminazione diretta metteva di fronte complessivamente un centinaio di rappresentative provinciali di tutta Italia, e che alla seconda edizione (1937-38) fu vinto dalla G.I.L. di Forlì.


In conseguenza del risveglio calcistico, nella nostra regione fu rinforzata la composizione del Direttorio con l’ingresso dal 1937 di altri membri capaci ed esperti, alcuni dei quali (Stagni, Giovanoni, Martelli) daranno prova anche nel dopoguerra della loro competenza. La crescente popolarità del calcio, alimentata dai due successi mondiali della Nazionale italiana nel 1934 e nel 1938, nonché una generale ripresa economica fecero il resto: il quinquennio 1935-1940 vide una decisa inversione di tendenza facendo ascendere il numero di società emiliane federate alla cifra sino allora mai raggiunta di 60 unità, oltre a circa 200 affiliate alla “Sezione Propaganda”; le gare organizzate per i campionati federali nell’ultima stagione del tempo di pace furono oltre 500. Le statistiche del periodo evidenziano il notevole risultato del 1938-39.



Vale la pena di ricordare che il Direttorio organizzò sempre un campionato regionale Ragazzi (ed anche Allievi, quando possibile) per giocatori tra i quattordici ed i diciassette anni, senza però mai raccogliere grandi adesioni per le impegnative trasferte previste. Di norma vi partecipavano solo le compagini delle serie superiori, mentre la quasi totalità dell’attività giovanile si svolgeva a livello provinciale, dapprima ad appannaggio dell’U.L.I.C., poi della Sezione Propaganda. D’altra parte la F.I.G.C., per voce del suo Segretario ing. Ottorino Barassi, si era già espressa ufficialmente in termini sfavorevoli alla pratica dello sport agonistico per i ragazzi di età inferiore ai quattordici anni, non opponendosi a che altri Enti organizzassero competizioni per calciatori adolescenti (all’epoca denominati Pulcini), ma ponendo vincoli e limiti quali l’obbligo di tempi di gioco ridotti, il divieto di disputare partite nei mesi invernali, o comunque in caso di maltempo, ecc.

Come funzionava il Direttorio


A questo punto probabilmente è giusto accennare al funzionamento del Direttorio di sessant’anni fa, per dare modo di valutare le sostanziali differenze con omologhe funzioni, strutture e dimensioni dell’odierno Comitato Regionale. L’epoca a cui si fa riferimento, intorno al 1940, vedeva il Direttorio della VII. Zona (Emilia) presieduto dal rag. Carlo Mazzantini, che si avvaleva della collaborazione di cinque membri effettivi: Gesù Martelli (rappresentante arbitrale), Giorgio Giovanoni, Eraldo Corradini, Filiberto Solli e Alberto Stagni.
La stagione sportiva andava da settembre a giugno, ma in realtà i tornei erano molto più brevi, raramente superandosi le venticinque giornate di campionato, gironi finali compresi. Nel clima “littorio” dell’epoca anche le riunioni degli Enti federali erano state trasformate in “sedute”, termine che, pur senza cambiare minimamente la sostanza delle cose, dava però un’impressione di maggior solennità e disciplina.
Ad inizio stagione avveniva una prima seduta in cui si insediava formalmente il Direttorio, anche se non si trattava di una assemblea del tipo quale noi oggi conosciamo, in quanto ogni forma di partecipazione diretta delle società era stata soppressa fin dal 1926. Di fatto, in questa riunione il presidente rendeva solo nota la composizione del Direttorio, ai cui membri (di esclusiva nomina della Presidenza Federale) poteva tutt’al più attribuire cariche interne come quella di cassiere. L’annuale premiazione delle squadre vincenti i campionati, che di preferenza avveniva nella giornata festiva del 28 ottobre (anniversario della “marcia su Roma”), era effettuata al Palazzo Re Enzo di Bologna alla presenza di autorità sportive, politiche e civili, e costituiva l’unico momento di partecipazione e di contatto tra l’ente calcistico regionale e le sue società, altrimenti sempre subordinate ad un gerarchico rapporto di obbedienza assoluta.
Il Direttorio della VII. Zona di norma si riuniva collegialmente un giorno alla settimana, solitamente il martedì sera, per la disamina dei rapporti arbitrali e dei reclami, per la redazione del Comunicato Ufficiale e per quant’altro riguardasse l’organizzazione dei campionati. La partecipazione alle sedute era obbligatoria per tutti i membri effettivi del Direttorio ed a loro esclusivamente riservata, salvo la presenza di un rappresentante della classe arbitrale nella persona del Fiduciario C.I.T.A. che, tra l’altro, riceveva l’elenco delle gare per le quali il C.I.T.A. stesso doveva provvedere a designare gli arbitri.
Non esistendo la figura del “giudice sportivo”, l’amministrazione della giustizia avveniva sotto la supervisione del presidente le cui attribuzioni, secondo le rare testimonianze pervenute, spaziavano dalla irrogazione delle sanzioni punitive alla omologazione dei risultati, anche se è plausibile che alcuni di questi compiti fossero materialmente svolti da altri membri. Durante la medesima riunione, data l’assenza di istituti quali la Commissione Disciplinare e la C.A.F., venivano esaminati anche i reclami, che una volta rigettati non potevano più essere riproposti. In chiusura di serata si trattavano le poche pratiche provenienti dalla Sezione Propaganda, della quale il Direttorio costituiva anche l’organo di secondo ed ultimo grado di giudizio. I reclami delle società spesso vertevano su aspetti tecnici (di solito presunti errori arbitrali), cosa all’epoca ammessa e frequente; in questo caso interveniva il C.I.T.A. regionale che, richiesti i necessari chiarimenti all’arbitro, dava in seguito il suo inappellabile responso. Erano piuttosto rare, invece, le proteste delle società contro sanzioni disciplinari o pecuniarie, essendo evidentemente inopportuno mettere in discussione l’equità di giudizio del presidente o del Direttorio stesso. Il compito di questi ultimi era comunque facilitato sia dall’esiguo numero dei rapporti arbitrali da esaminare (in media una ventina per serata), sia dalla sostanziale disciplina che regnava dentro e fuori i terreni di gioco, con pochi atleti ammoniti ed ancor meno espulsi. I problemi per i nostri dirigenti regionali di quell’epoca erano semmai di ordine più materiale e quotidiano. In generale, rispetto ad oggi si aveva molto meno tempo libero a disposizione: la sera della seduta si saltava la cena e si rincasava tardi! Inoltre i membri del Direttorio che non risiedevano a Bologna si vedevano costretti ad ulteriori sacrifi ci, essendo disagevole a quei tempi anche un semplice tragitto da Ravenna o da Parma, tenuto conto che dopo la riunione bisognava pur tornare a casa, e che l’automobile restava un lusso di pochi privilegiati. Tuttavia i sacrifici, quelli veri, dovevano ancora arrivare...

Il Direttorio in guerra


Quando l’Italia entrò nella seconda guerra mondiale si erano appena conclusi i tornei del 1939-40. Com’è noto, la situazione di belligeranza non fermò il calcio, che dopo alcune esitazioni riprese la propria attività: il regime fascista aveva infatti stabilito che il grande spettacolo calcistico proseguisse, e quindi i calciatori per il momento non sarebbero andati al fronte. Ma se esoneri più o meno giustificabili vennero generosamente concessi nelle tre serie nazionali (“A”, “B” e “C”), ben diversamente stavano le cose ai livelli più bassi, dove i richiami alle armi assottigliarono progressivamente i ranghi delle squadre minori che più delle altre si servivano di atleti in età militare, e che in pratica non usufruirono di alcun trattamento di favore.
In Emilia la situazione era fedelmente rispecchiata dalla netta contrazione delle iscrizioni ai campionati regionali 1940-41, ridotti dall’anno seguente alla sola 1.a Divisione e alla categoria Ragazzi. Perfino alcuni membri del Direttorio furono richiamati alle armi, sia pure per brevi periodi, creando qualche problema di funzionamento poi superato. Nel 1942-43 il Direttorio si vide costretto ad im mettere nel campionato federale anche squadre della “Sezione Propaganda” onde sopperire alla ca ren za di società che, una dopo l’altra, stavano sparendo soprattutto per mancanza di giovani atleti. Nel 1943, in estate, la situazione precipitava: caduto il fascismo in luglio, l’armistizio dell’8 settembre non riportò la pace, ma determinò almeno il ritorno di una certa normalità, tanto che un paio di mesi dopo la F.I.G.C., trasferitasi da Roma a Venezia, bandì nell’Italia del Centro-Nord un cosiddetto “Campionato di Guerra”, la cui fase regionale doveva essere organizzata dai Direttori di Zona.
Nella VII. Zona (Emilia) la ripresa fu più lenta che in altre regioni: i bombardamenti aerei avevano già colpito diverse città, ed anche le comunicazioni si erano fatte precarie. Solo l’intervento del commissario del C.O.N.I., sollecitato dalla F.I.G.C., aveva consentito al Direttorio emiliano di ricominciare a funzionare (11 dicembre 1943) mettendo in cantiere il “Campionato Regionale Misto di Divisione Nazionale”, prescritto dalle gerarchie sportive federali alcune settimane prima. Le formazioni partecipanti furono diciannove, tra cui anche i liguri del 42.o Corpo Vigili del Fuoco di La Spezia, destinati poi a conseguire la vittoria finale di questo “Campionato di Guerra” 1943-44. Inutile aggiungere che il torneo si svolse in mezzo a difficoltà di ogni genere, arrivando miracolosamente al termine nel giugno 1944. Stante l’aggravarsi della situazione bellica, poi, un mese dopo (30 luglio) le autorità politiche nazionali decretarono la sospensione di qualsiasi attività sportiva, autorizzando per il 1944-45 solo tornei calcistici locali a scopo benefico. D’altra parte la nostra regione si trovava già nell’impossibilità di organizzare alcunché, martoriata dagli attacchi aerei e dalla lotta
partigiana, tagliata in due dal fronte di guerra che in novembre si era attestato sul confine tra l’Emilia e la Romagna, rimanendovi per tutto l’inverno.


A Bologna il Direttorio sopravviveva alla meno peggio, pur in assenza totale di attività, quando nel corso del 1944 gli occupanti tedeschi lo sfrattarono dai locali della “Sala Borsa”. Trovata temporanea ospitalità presso l’ufficio del C.O.N.I. in via Clavature, solo a fine febbraio 1945 potè rientrare nella sede legittima lasciata libera dai tedeschi in procinto di ritirarsi dal capoluogo emiliano.
In tutto il 1944-45 un solo Comunicato Ufficiale fu diramato, il 2 marzo 1945, giusto per ricordare alle società di pagare ugualmente la tassa di affiliazione alla F.I.G.C. anche per la stagione in corso... Meno di due mesi dopo il Direttorio della VII. Zona cessava definitivamente di esistere.