Calcio

Raiola smonta il calcio italiano con Corona, Calciopoli 2.0: “Mi autodenuncio”

Fabrizio Corona durante una puntata di Falsissimo su Youtube
Raiola smonta il calcio italiano con Corona, Calciopoli 2.0: "Mi autodenuncio" - Figc-dilettanti-er.it

Le parole di un procuratore sportivo, pronunciate con tono quasi esasperato di fronte alla telecamera, hanno scosso il mondo del calcio. A parlare è Enzo Raiola, cugino del compianto Mino, ospite di Falsissimo sul canale YouTube di Fabrizio Corona, dove ha lanciato un’accusa che va ben oltre i soliti sospetti da mercato.

“Oggi il giocatore che va avanti in Italia è quello che paga la mazzetta ai direttori. In Italia il 70‑80% dei direttori sportivi mangiano tutti. Noi procuratori, per accaparrarci un giocatore interessante, paghiamo la famiglia sotto forma di società d’immagine. Voglio autodenunciarmi. Ormai in Italia i direttori sono coinvolti in affari con i procuratori“.

Accuse pesanti e reazioni inevitabili

Parole nette, senza mezzi termini, che dipingono un quadro dove interessi e relazioni economiche avrebbero preso il posto della competizione sul campo e dove l’avanzamento di un calciatore nella gerarchia del calcio italiano non sarebbe più legato alle capacità tecniche, ma alle logiche di affari tra agenti e dirigenti sportivi. Raiola, nel suo discorso, non guarda in faccia a nessuno, mettendo in discussione un sistema che, secondo lui, non premia più il valore sportivo ma chi “sa muovere meglio i fili” dietro le quinte.

Se davvero, come sostiene Raiola, la maggior parte dei direttori sportivi fosse coinvolta in relazioni opache con i procuratori, allora non si tratterebbe più di singoli episodi, ma di un comportamento generalizzato.

Calciopoli 2.0? Un paragone pesante

Il richiamo a una Calciopoli 2.0 non è casuale. Nel 2006, lo scandalo che portò a sanzioni, retrocessioni e a un terremoto istituzionale aveva restituito all’opinione pubblica l’idea di un sistema profondamente corrotto.

Oggi, con queste dichiarazioni, molti si chiedono se davvero il sistema sportivo italiano non stia vivendo una recrudescenza di dinamiche simili, magari sotto forma di accordi meno plateali, ma altrettanto radicati nei meccanismi decisionali di club e procuratori.

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