C’era l’idea che potesse essere uno stop breve, uno di quei problemi che nel tennis arrivano durante una stagione lunga e poi spariscono quasi senza lasciare traccia. Una settimana di riposo, qualche trattamento, il ritorno in campo e tutto di nuovo come prima.
Invece i giorni sono passati e il quadro avrebbe preso una direzione diversa. Prima il ritiro di Barcellona, poi Madrid, poi Roma, poi il Roland Garros e adesso anche Wimbledon. Quando iniziano a saltare tornei così pesanti, il discorso smette di essere quello di un semplice fastidio fisico.
Il punto non è neppure soltanto il numero di partite perse o i punti lasciati per strada nel ranking. Quando un tennista modifica il proprio calendario per proteggere una parte precisa del corpo, il segnale viene letto in modo diverso da chi frequenta questo sport da anni.
Il protagonista, naturalmente, è Carlos Alcaraz, alle prese con il problema al polso che continua a rallentare il suo rientro. E dalla Spagna è arrivata una valutazione che ha fatto discutere.
Il parere del medico spagnolo
Secondo quanto riportato da Tennis World Italia, a parlare è stato il dottor Fernando Polo, che non si sarebbe detto sorpreso dall’evoluzione della situazione. Le sue parole vanno in una direzione abbastanza chiara: “Non mi sorprende che sia rimasto immobilizzato per così tanto tempo”, avrebbe spiegato, sottolineando come il polso nel tennis moderno sia una zona particolarmente esposta a stress continui e ripetuti.
Il senso del discorso è semplice: il tennis di oggi richiede una produzione di velocità e rotazioni molto diversa rispetto al passato. E Alcaraz, probabilmente più di molti altri, costruisce il suo gioco proprio su esplosività, accelerazioni improvvise e una quantità enorme di variazioni.
Perché il problema preoccupa
Lo stesso Alcaraz ha spiegato che il recupero sta andando avanti, ma senza forzature. E forse è proprio questa la parte più difficile da accettare nel tennis: a volte il problema non è sentire dolore, ma capire quando il dolore è davvero sparito e quando, invece, ha soltanto smesso di farsi sentire per un po’.








